Paola Babini

L’obiettivo del corso è la formazione di persone sensibili all’esperienza artistica, capaci di recepire la sostanza del fare artistico.
Per comunicare utilizzando il linguaggio visuale, è necessario scegliere con attenzione strumenti e materiali e riflettere sulle operazioni da compiere per tradurre in immagine ciò che si vuole esprimere.

Un percorso didattico che si svilupperà su un tema predestinato e soprattutto sulla scelta dei materiali utilizzati. Saranno proiettate immagini di opere per mostrare agli allievi differenti linguaggi espressivi e l’uso di molteplici strumenti che modificano completamente il significato dell’opera stessa. Il laboratorio prevede la realizzazione di elaborati artistici nella massima libertà di scelta tecnica, accompagnati da una relazione scritta che documenti i vari passaggi dei lavori, dalla progettualità alla presentazione finale, con eventuali riferimenti ad artisti contemporanei trattati nel corso delle lezioni.

Il corso privilegia la sperimentazione, lo studio e l’elaborazione di attività di laboratorio legati all’arte contemporanea. Una educazione e una didattica dell’arte contemporanea non può non essere anche una “pratica dell’arte”, tesa alla formazione di una cultura visiva, per acquisire una familiarità con i linguaggi artistici. L’obiettivo è che gli studenti giungano a essere in grado di proporre laboratori su artisti e temi delle arti visive. Si privilegia un approccio metodologico che parta dall’opera come testo e come pretesto. All’interno del corso verranno proposte visite a mostre e musei.

Bibliografia

Cataloghi di mostre in corso verranno segnalati durante le lezioni.

Modalità d’esame

In sede d’esame si valuteranno gli elaborati artistici prodotti durante l’anno accademico per il seguente corso, verificando l’abilità e l’uso dei procedimenti esecutivi.


Paola Babini

  • Email: pao.babiniatlibero.it
  • Ricevimento: mercoledì dalle 14.00 alle 17.00
Biografia

Paola Babini nasce nel 1962 a Ravenna, si diploma al corso di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, inizia il suo percorso artistico negli anni ’80 e si muove su un campo operativo molto ampio e variegato di tecniche e sistemi linguistici che fonde e confonde nei suoi lavori con la passione e l’attenzione con cui un chimico mescola i reagenti, allo scopo di ottenere qualcosa di nuovo.
Pittura, fotografia, scultura, ready-made, figurano spesso insieme in dette opere o nelle installazioni, che richiedono, correlativamente, una ricerca dei materiali più diversi: specchi, vetri, plexiglas, ferro, acetato, smalti, etc. Intorno agli anni ’90 comincia ad indagare le sottili relazioni tra l’oggetto e la sua rappresentazione, realizzando soprattutto installazioni dove serie fotografiche di scarpe si avvicendano, creando, attraverso l’uso di diversi materiali (plexiglass, gelatine, pigmenti) un’intrigante promiscuità di organico e artificiale.
“Doppiezza” che si recepisce pure nell’universo immaginativo della pittrice, che oscilla tra la complicità sensoriale e il distacco mentale, il cedimento e la fuga, la compiacenza e l’ossessione, il divertimento e l’impegno intellettuale.