di Sabina Ghinassi

L’Accademia di Belle Arti di Ravenna ha avviato da anni una riflessione sul verde e sul paesaggio. Lo ha fatto seguendo le riflessioni di Gilles Clement e il percorso poetico e critico di molti docenti. Lo ha fatto anche, credo, per una sorta di debito inconsapevole con la sua storia, che si riannoda con quella di Corrado Ricci e dell’amico Luigi Rava.

Dentro questa stessa storia, l’anno scorso a Green Thoughts è stata presentata con la curatela di Maria Rita Bentini La Stanza Verde, una piccola intensa narrazione site specific costruita da lavori musivi, fotografici e sculture. Invece quest’anno, coordinati dalla docente di Tecniche e tecnologie delle arti visive, Paola Babini, i giovani artisti dell’Accademia presentano una serie di opere: installazioni, sculture, pitture, video che costituiscono un altro momento di un percorso che, nel tempo, si fa sempre più maturo e consapevole.

Forti dell’esperienza espositiva e progettuale della mostra site specific Verde Spirito, allestita nel luglio 2015 negli spazi interni ed esterni del Monastero delle Sante Caterina e Barbara di Santarcangelo di Romagna (a cura di Nicola Cucchiaro e Maria Rita Bentini), i ragazzi e le ragazze presentano lavori inediti, sperimentali e suggestivi, dal forte potere evocativo.

Ksenia Samokhina, Ombra in pineta

Ksenia Samokhina, Ombra in pineta

Ksenia Samokhina lavora con gli intrecci, recuperando un gesto anni luce lontano dalle seduzioni virtuali; raccoglie rami flessibili, li ammorbidisce, si sporca le mani recuperando la lentezza della tessitura: costruisce fragili architetture imbevute di sensualità organica.

Annalivia Collini sperimenta in modo dilatato, dal video di piccole sculture animate dal flusso del vento all’installazione di cerchi di feltro sui quali crescono delicati germogli: un’opera preziosa ed effimera, metafora di un gesto umano che non può nulla contro la naturale transitorialità delle cose del mondo.

Carla Guerra costruisce una quinta di piccole formelle fitomorfiche, gemme biomimetiche, citazioni di epidermidi vegetali e animali che accolgono una difformità, ancora una volta uno sfasamento estetico, tra citazione e invenzione, rimescolamento di codici e illusione.

Francesca Saitta intarsia saponi colorati e profumati; lo ha fatto due anni fa producendo una pletora di piccole Veneri di Willendorf, lo fa ora con questi moduli finemente decorati da motivi vegetali: le incide, le accarezza, le trafigge con un gesto affettivo, che sembra seguire la morbidezza della cura, si assesta sulla sinestesia dei sensi, sulla tattilità della materia, sul suo odore, sul suo codice di purificazione, nitore, pulizia.

Alessia Agnoletti presenta una sorta di grande arpa, una citazione degli archi musicali arcaici destinata a raccogliere la musica entropica del paesaggio, evitando le partiture premeditate e accogliendo la casuale bellezza dei suoni della natura.

Giona Collinelli è l’unico tra i presenti a esporre due grandi quadri che, composti in un dittico, sono comunque un dipinto/non dipinto che, sottilmente straniante e insieme decorativo, cita il recupero di certo informale storico nella materia attraverso cui interviene sulle superfici. Le foglie e i ramoscelli acquisiscono una valenza segnica e diventano dispositivi effimeri e instabili, mutando colore e valenza tattile nel tempo.

Si direbbe quasi che, la relazione con natura e paesaggio, per questi giovani artisti passi attraverso una poetica del rispetto e della responsabilità, vicina come senso all’hanami giapponese (il ”guardare fiori” riferito alla fioritura del ciliegio in aprile, festa sacra in Giappone).

Il riferimento al fiore di ciliegio non è unicamente riferito alla sua bellezza, ma all’incantevole fioritura destinata a concludersi in pochi giorni. Come visione estetica è affine a quella del wabi-sabi che celebra la bellezza di ciò che è imperfetto, la semplice meraviglia e caducità delle cose del mondo: traccia di un’assunzione di responsabilità nei confronti di una Natura che va accettata, rispettata e non violata nelle sue più intime connessioni.

  • Antinomie verdi, mostra dei giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna
    Green Thoughts
    , Ravenna, Palazzo Rasponi, 4-6 settembre 2015

L’immagine di copertina è particolare dell’opera di Annalivia Collini, Germogli