Testo di base:

  • Alan BownessArte moderna in Europa, Milano 1992, Rusconi

Testo di riferimento per il postimpressionismo e il simbolismo:

Presentazione Adelphi
A cento anni dalla pubblicazione della Nascita della tragedia, questo volume ripresenta la fondamentale prima opera di Nietzsche, insieme ai testi più importanti della sua prima fase, quella in cui – dopo i precoci lavori di filologia classica – il giovane studioso scende in campo aperto e subito si manifesta in tutta la sua unicità, ponendo al pensiero e alla vita nuove esigenze e nuovi criteri.
Nella Nascita della tragedia si rivela, in una splendida orchestrazione musicale dove il respiro wagneriano regola il flusso di una prosa inaudita nella lingua tedesca, quell’intuizione totale della civiltà greca –non accertamento storico, ma al contrario intenzionale recupero di potenti categorie, quali l’apollineo e il dionisiaco, e, dietro a esse, della perduta saggezza tragica– che aveva guidato Nietzsche agli studi classici e resterà poi per sempre la sua stella polare: qui tale intuizione si presenta in una sorta di «iniziazione letteraria, dove il rituale misterico è sostituito dalla parola stampata».
Forma di per sé azzardata e dissestante, sicché appare inevitabile che il libro provocasse grande scandalo nel mondo accademico; così avvenne, e fu Wilamowitz stesso, allora papa della filologia classica, ad attaccare direttamente Nietzsche. Ma, anche per quanto riguarda la realtà storica, si può dire che il tempo ha agito in favore di Nietzsche: in questi cento anni, di fatto, il rigore filologico non può vantarsi di aver raggiunto grandi certezze sulle origini della tragedia greca –e, nella tenebra abbagliante di quegli inizi, certe singole osservazioni di Nietzsche e soprattutto la caratterizzazione del dionisiaco, che Nietzsche qui ha descritto per la prima volta nella sua opera, restano indispensabile riferimento.

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Testo di riferimento per le avanguardie storiche:

Presentazione Einaudi

Una specie di «apriti Sesamo»: cosí Wilhelm Worringer volle poi definire la sua opera prima, meditando su quell’enorme e inaspettata fortuna di pubblico che fece di una tesi di dottorato uno dei libri di teoria dell’arte piú letti del Novecento. 
Contemporaneo del primo Kandinskij astratto e delle sperimentazioni del Cavaliere Azzurro, questo scritto matura nella Monaco a cavallo fra Otto e Novecento. Le avanguardie lo adottano come manifesto, trovando nelle pagine dedicate a primitivi, egizi, bizantini e gotici l’albero genealogico del loro stesso operare. 
Nel confronto fra gesti artistici cosí diversi, e cosí radicalmente estranei alla cultura figurativa greca e rinascimentale, quel che a Worringer preme soprattutto è comprendere l’intima affinità che lega il sentimento del mondo all’espressione figurativa di un popolo, il nesso profondo tra anima collettiva e stile. 
Capace, grazie alla potente antitesi del titolo, di dare la parola a una intera costellazione di problemi avvertiti come urgenti dalle nuove generazioni, Astrazione e empatia ha saputo parlare ai filosofi, da Spengler a Ortega, da Lukács a Bloch, fino a Deleuze e Guattari. 
La teoria dell’immagine dell’intero Novecento ne è stata permeata: la sua riproposizione oggi ai lettori, a cento anni dalla sua pubblicazione e in pieno dibattito sullo statuto (filosofico, artistico, sociale) delle immagini, è nutrita dalla convinzione che questo piccolo grande classico possa continuare a parlare a lungo anche al XXI secolo.

Il programma di storia dell’arte contemporanea 1 è qui (barra superiore, sezione programmi).