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Nel 1952 esce l’edizione inglese di Images à la sauvette di Henri Cartier Bresson. In copertina un papier découpé di Matisse, il titolo sintetizza la filosofia di Cartier Bresson: The decisive moment.  “Non c’è nulla al mondo –spiegava il celebre fotografo– che non abbia un momento decisivo”. Da allora il “momento decisivo” è divenuto la chiave di volta del fotogiornalismo e della foto di strada.

Per comprendere il senso di “momento decisivo” conviene consultare il saggio di chi per primo ne parlò, cioè il Laocoonte di Lessing.  In sintesi il pensiero di Lessing è che l’arte figurativa può utilizzare solo un unico momento dell’azione, il più “pregnante“. ‘Pregnante’ non significa solo ‘denso di significato’, ma indica anzitutto e originariamente quanto attiene a una femmina in stato di gravidanza. Se consideriamo il processo d’un’azione, la gravidanza è il momento di incubazione, potenziale, che giunge al suo compimento con la nascita.
Questo è il pensiero di Lessing sulle arti visive: devono essere “pregnanti”, cioè cogliere il momento che precede il compimento. Il Laocoonte, sottolinea Lessing, è ritratto nel momento precedente l’urlo di dolore. Parlando di pittura si riferisce a un pittore greco per noi sostanzialmente ignoto:

Egli non aveva còlto Medea nel momento in cui realmente uccide i suoi figli, ma alcuni istanti prima, quando l’amore materno ancora lotta con la gelosia. Noi prevediamo la fine di questa lotta.

La scelta del momento precedente il compimento d’un’azione ha per Lessing alcune ragioni. La prima è estetica: la bellezza della forma risente negativamente nelle arti visive di tutto ciò che è estremo, transitorio –pensiero ‘classico’, diremmo oggi. La seconda è didattica e interattiva -si direbbe con la lingua d’oggi: cioè ha la funzione di coinvolgere lo spettatore, sollecitare il suo pensiero, la sua fantasia:

Se l’artista non può mai cogliere più di un solo momento della natura sempre mutevole, e il pittore particolarmente questo unico momento da un unico punto di vista, e se d’altra parte le loro opere sono fatte non solo per essere guardate ma anche osservate, a lungo e ripetutamente osservate, è certo che quell’unico momento ed unico punto di vista di quest’unico momento non può mai esser scelto abbastanza pregnante.

Ma è fecondo soltanto ciò che lascia libero gioco alla fantasia. Quanto più vediamo, tanto più dobbiamo sapervi aggiungere col pensiero. Quanto più vi aggiungiamo col pensiero, tanto più dobbiamo credere di vedere. Ma in tutto il corso di una passione (il riferimento è sempre al Laocoonte, al suo dramma, n.d.r.) non vi è alcun momento che abbia meno questo privilegio che il suo grado più alto. Oltre di esso non vi è più nulla, e mostrare all’occhio l’estremo vuol dire legare le ali alla fantasia e costringerla, poiché essa non può uscire dall’impressione sensibile […] Quindi quando Laocoonte sospira, l’immaginazione può sentirlo gridare; ma quando grida, essa non può andare né un grado più in su, né un grado più in giù di questa rappresentazione…

Inoltre: se questo unico momento riceve dall’arte una durata immutevole, non deve esprimere nulla che non si può pensare altro che come transitorio

In sostanza, il momento unico a cui sono obbligati i pittori e i fotografi va scelto in modo che lo spettatore partecipi, si immedesimi, pensi, possa immaginare il compimento dell’evento. Dunque il momento “pregnante” è quello che precede il compimento, il termine d’un’azione. Il “momento decisivo” di Cartier Bresson ha la stessa pasta:

Questa foto, stranota, è declinazione fedele del pensiero di Lessing. Tra un attimo ci sarà lo splash. Gli schizzi si solleveranno mentre il piede affonderà nel terreno molle. Il “momento decisivo“, qui, è indiscutibilmente l’attimo che precede il termine dell’azione, nella sospensione dell’azione che ci coinvolge in prima persona. E ci lascia col fiato sospeso.