Luca-Pacioli-Lettera-A-De-divina-proportione-1509

 Luca Pacioli, Lettera A, De divina proportione, Venezia 1509

Questa lettera A si cava del tondo e del suo quadro: la gamba da man drita vuol esser grossa dele nove parti l’una de l’alteza.

Quindi il lato del quadrato va tripartito, e ogni tripartizione suddivisa nuovamente per tre, sì che la gamba maggiore sia spessa 1/9 dell’altezza della lettera. Questa suddivisione combina la partizione triadica del quadrato, tipica del mondo antico e moderno, con le proporzioni del corpo umano, in genere di nove teste. Ed esplicita anche le origini delle proporzioni del corpo umano. Lo spessore della gamba maggiore (oggi si parlerebbe di asta) è dunque corrispondente a “una testa” delle nove complessive.

La gamba senistra vuol esser la mità de la gamba grossa. La gamba de mezo vuol essere la terza parte de la gamba grossa.

Partizioni armoniche anche per le altre gambe: la sinistra 1/2 della grande, e dunque 1/18 dell’altezza del quadrato, l’asta centrale 1/27. Le proporzioni delle aste sono dunque 1/9, 1/18, 1/27 del lato del quadrato in cui la lettera è inscritta.

Francesco Giorgi, Consonanze armoniche, da De harmonia mundi totius cantica tria, 1525