Servivano anzitutto come magazzini d’idee, come preziose riserve di motivi figurativi utili nella produzione di opere pittoriche, nonché quale bene prezioso da trasmettere a figli e allievi di bottega. Tipici, in questo senso, erano i disegni di animali e uccelli di area lombarda tramandati come repertori di motivi utilizzabili nelle opere pittoriche o nei manoscritti miniati. Grazie a quest’uso di bottega, molti disegni furono incollati in grandi libri e amorevolmente collezionati nei secoli. E così sono giunti sino a noi.

I disegni potevano anche essere dei regali che artisti facevano ad altri artisti o a committenti; oppure erano legati ai ritratti: nei fogli si coglievano dal vivo volti e panneggi che poi servivano alla composizione del quadro in bottega.

Andrea Mantegna, Allegoria dell'ignoranza (Virtus combusta), 1490-1506. Dal blog del British Museum

La mostra insegna che vi erano anche disegni fatti per essere allegati ai contratti delle opere di pittura e architettura: servivano per mostrare a chi firmava come sarebbe stato più o meno l’esito finale. Spesso –soprattutto tra artisti– i disegni sostituivano le lettere: persone o paesaggi venivano disegnati invece di essere descritti a parole.

Poi c’erano i disegni del tirocinio artistico, legati cioè all’apprendistato nella bottega e alla preparazione di opere finite. Le copie (a esempio di statue antiche) rientrano in questa sezione. Ma gli artisti non disegnavano solo soggetti aulici: in mostra apprendiamo che loro compito era anche quello di progettare –come moderni designer –scudi, brocche, bicchieri, arazzi, ricami, architetture effimere per feste di corte eccetera. La preparazione dei dipinti, infine, imponeva una grande attività grafica preliminare. Ci volevano tantissimi disegni: bozzetti preparatori, studi di dettagli e di insieme, disegni finiti e la loro trasposizione sui cartoni. Un sacco di bellissima carta.

Così  Marco Carminati sintetizza sul Sole 24ore la funzione dei disegni in età rinascimentale, e della mostra che li espone agli Uffizi di Firenze sino al 12 giugno.

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