Alcune risorse su Seurat in rete

Ernest Laurent, Ritratto di George Seurat, 1883

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I primi lavori

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I bagnanti di Asnières

Bighelloni della domenica, stilizzati, ieratizzati… Sono solidi, concreti, e nello stesso tempo luminosi

(in Catherine Grenier, Seurat, Firenze 1990, Cantini, p. 9; il neretto è mio, n.d.a.)

Nel 1884 … Seurat esponeva il suo Bagno ad Asnières, rifiutato al Salon di quello stesso anno. Il quadro era dipinto a grandi colpi piatti stesi gli uni sugli altri e usciti da una tavolozza composta, come quella di Delacroix, di colori puri e di colori terrosi. Questi ultimi facevano sì che il quadro risultasse offuscato e meno brillante di quelli che dipingevano gli Impressionisti con la loro tavolozza ridotta ai colori prismatici. Ma l’applicazione delle leggi del contrasto, la separazione metodica degli elementi –luce, ombra, colore locale, reazioni– il loro corretto proporzionamento e il loro equilibrio conferivano alla tela una perfetta armonia.

(Paul Signac, Da Eugène Delacroix al Neoimpressionismo, Napoli 1993, Liguori, p. 78 sgg.)

La composizione

Formato di 201 x 300 cm, dunque in 2:3, o Diapente, e composizione tutta orchestrata sui 2:3. La riva del fiume serpeggia pigra sotto la diagonale discendente. Il giovane bagnante che fa perno nella composizione è costruito nella colonna tra la mediana del rettangolo e la linea verticale che scandisce i 2/3 da sinistra. Anche l’orizzonte, chiuso dal ponte e le industrie, è allineato sui 2/3 verticali (linea rossa). La figura adagiata in primo piano segue la diagonale che congiunge il 1/3 verticale col 2/3 orizzontale.

In apertura del suo saggio già citato Signac scrive in maniera enigmatica che la maggior parte dei divisionisti «applica anche le leggi più misteriose che disciplinano le linee e le loro direzioni», ma alla fine, sia pure indirettamente, almeno una di queste leggi misteriose la indica con chiarezza:

Per quale motivo una buona preparazione in merito a queste regole di bellezza dovrebbe soffocare le sensazioni dei neoimpressionisti? Un musicista che sappia riconoscere nel rapporto 3/2 un rapporto armonico, e un pittore consapevole del fatto che l’arancio forma col verde e col viola una combinazione ternaria, sono forse per questo degli artisti meno capaci di commuoversi e di commuoverci?

(Paul Signac, Da Eugène Delacroix al Neoimpressionismo, Napoli 1993, Liguori, p. 115; il neretto è mio, n.d.a.)

I precedenti

Nel 1880 Seurat conosce Puvis de Chavanne tramite l’amico Laurent (autore di questo ritratto di Seurat), visita spesso il suo studio, assiste all’incorniciatura dei quadri, e gli dedica un piccolo omaggio pittorico (un abbozzo con una copia del Povero pescatore di Puvis de Chavanne). Sicuramente non gli sfugge, nel Salon del 1882, il suo monumentale quadro Doux Pays:

Seurat resta ammaliato dal modo d’affrontare il soggetto, dalle dimensioni monumentali dell’opera, e anche delle proporzioni, che sono quasi identiche: 2,30×3 metri. Probabilmente Seurat lo vide già nell’atelier di Puvis de Chavanne, ed è difficile che non abbia potuto osservare qualche disegno. Sono numerosissimi i disegni di Puvis de Chavanne attraversati da tracciati regolatori. Questo abbozzo di composizione conservato al Louvre -ben più tardo dei bagnanti di Seurat, del ’98 circa- è però scandito da un rapporto armonico in 2:3, lo stesso che menzionava Signac:

Anche un satiro addormentato è studiato sulle medesime proporzioni:

Puvis de Chavanne, struttura compositiva del Satiro

È evidente che Puvis de Chavanne non usa la quadrettatura per limitarsi a riportare il disegno su una superficie più ampia, ma per disporre la figura secondo rapporti armonici. In questo caso le linee d’impostazione della figura sono tutte diagonali costruite su un doppio modulo, cioè su un rettangolo in rapporto di 1:2, la prima e principale delle proporzioni armoniche, che i Greci chiamavano diapason e noi conosciamo come ottava.

Puvis de Chavanne utilizza questo meticoloso metodo di costruzione armonica della composizione e della figura almeno dal 1869, dai tempi del San Giovanni battista decollato:

I disegni preparatori custodiscono questo sistematico approccio compositivo. Ecco il boia (le linee bianche le ho aggiunte io, ovviamente, per evidenziare il rapporto tra la figura e il tracciato regolatore):

Puvis_uomo-movimento_struttura

Il panneggio riceve un analogo, specifico trattamento a parte…

L’eco delle visite allo studio di Puvis de Chavanne è evidente in questo pastello del 1881-82 di Seurat, in cui imposta su un formato in 2/3 una composizione semplice, essenziale, evocativa che ruba alla fotografia la funzione narrativa della vignettatura:

L’apporto di Piero della Francesca

Al volo un confronto con la pittura di Piero, un particolare dalla Resurrezione:

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Una domenica pomeriggio…

Esposto all’ottava mostra degl’Impressionisti, suscita reazioni contrastanti. Octave Mirbeau scrive:

Non ho il coraggio di ridere davanti al suo immenso e detestabile quadro, che sembra una fantasia egiziana.

(in Catherine Grenier, Seurat, Firenze 1990, Cantini, p. 9; il neretto è mio, n.d.a.)

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1884 -86

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ESTETICA:

L’arte è armonia. Armonia significa analogia dei contrari, analogia degli elementi similari di tono, di colore, di linea, considerati in rapporto alla loro dominante e sotto l’influenza della luce, in combinazioni che esprimono gioia, calma o tristezza. I contrasti sono: per il tono, una luminosità più chiara contro una più scura; per il colore, i complementari, per esempio un determinato rosso opposto al suo complementare ecc. (rosso-verde, arancio-blu, giallo-viola); per la linea, quelle che formano un angolo retto. La gioia del tono deriva dalla dominante luminosa; quella del colore dalla dominante di intensità; e infine quella della linea, dalle linee sopra l’orizzontale. La calma del tono deriva dall’equivalenza di chiaro e scuro; quella del colore dall’equivalenza di caldo e freddo; quella della linea dall’orizzontale.

La tristezza del tono risulta dalla dominante scura; del colore, dalla dominante fredda; della linea, dalle direzioni abbassate.

TECNICA

Dati per concessi i fenomeni della durata d’una impressione sulla retina, il risultato che ne deriva è la sintesi. Il mezzo d’espressione è la mescolanza ottica dei toni e dei colori (sia del colore locale sia del colore illuminante: il sole, la lampada a olio, la lampada a gas, ecc.), cioè delle luci e delle loro reazioni (ombre) secondo la legge del ‘contrasto’, della gradazione dell’irradiazione.

La cornice, in un quadro, è in contrapposizione all’insieme dei toni, dei colori e delle linee del dipinto.

(da Fiorella Minervino, Analisi dell’opera pittorica di Seurat, in L’opera completa di Seurat, Milano 1972, Rizzoli, p. 90)

1899, Signac

Georges Seurat… Nel corso degli studi, si rese conto che in Rubens come in Raffaello, in Michelangelo come in Delacroix, sono sempre le stesse leggi che governano la linea, il chiaroscuro, il colore e la composizione: vale a dire ritmo, misura e contrasto.

(Paul Signac, Da Eugène Delacroix al Neoimpressionismo, Napoli 1993, Liguori, p. 75 sgg.)

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